Teatro e letteratura: Pino Petruzzelli nei campi nomadi
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 04 Marzo 2009 14:59) Scritto da Leonardo Magalhaes Firmino Mercoledì 04 Marzo 2009 14:35
Pino Petruzzelli, attore, drammaturgo e direttore artistico del Centro Teatro Ipotesi torna a rivolgersi al teatro con un'iniziativa inedita: il progetto Dillo come sai è un corso professionale per Rom e Sinti genovesi finalizzato a formare una compagnia teatrale in tutte le sue componenti: cantanti, attori/attrici, ufficio stampa e organizzazione. «Non vuole essere una ghettizzazione, ma dar loro l'opportunità di creare in autonomia una compagnia e partire quindi con un rapporto di parità: pari mezzi, pari accesso», racconta l'autore. Le persone selezionate sono nove, di età dai 15 ai 42 anni, uomini e donne che hanno saputo dell'iniziativa tramite volantini e manifesti nei campi nomadi.
C'è Marianna, virtuosa di fisarmonica: il maestro Gianluca Campi ne è rimasto colpito dal talento; Jan, anche lui alla fisarmonica; Carlotta e Sergio che recitano e danzano, seguiti da Isetta e Ismeta; Ismet segue il corso per diventare organizzatore teatrale. I teatri Stabile e Archivolto hanno concesso a tutta la compagnia ingressi gratuiti per tutta la stagione.
Pino Petruzzelli si è messo in viaggio verso l'Est europeo e di seguito è andato in Svizzera e Francia per capire e far conoscere chi sono quelli che noi chiamiamo zingari e che si dovrebbero indicare come Rom e Sinti, popoli nomadi secolarmente vittime di persecuzioni.«Ho cercato nelle biblioteche, poi trovando poco o niente ho deciso di mettermi in viaggio per capire una realtà che sembra sconosciuta o meglio disconosciuta», dice Pino Petruzzelli in occasione alla presentazione del suo libro “Non chiamarmi zingaro” a Palazzo Ducale il 13 novembre 2008 . L'autore affronta le dicerie sui Rom e Sinti. Si sente spesso dire che vivano nei campi nomadi per scelta, dato che non vogliono integrarsi: «le comunità Rom e Sinti sono in Italia dal 1400».
Nell'immaginario collettivo il lavoro è assente nella cultura dei popoli nomadi e si sente spesso che non sono puliti e che rubano i bambini.
Non si può fare di tutta l'erba un fascio, sostiene Petruzzelli: «Tendiamo a vedere solo quelli che stanno per strada, ma Rom e Sinti fanno parte della società. Tra loro ci sono laureati e lavoratori di vari settori. A Genova, per esempio, c'è un ragazzo che installa sistemi di sicurezza nelle banche. Il fatto che sia un Rom che si occupi della sicurezza dei nostri soldi può sembrare incredibile eppure è vero e per anni ha lavorato tornando poi la sera al campo nomadi».


